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MANIFESTO/APPELLO DEI GIURISTI APPASSIONATI DI CALCIO

  

Il seguente Manifesto/Appello è promosso da:

Giuliano Balbi - Professore ordinario di Diritto Penale, Dipartimento di Giurisprudenza, Università della Campania Luigi Vanvitelli
Claudio Botti - Avvocato penalista del Foro di Napoli
Guido Clemente di San Luca - Professore ordinario di Diritto Amministrativo, Dipartimento di Giurisprudenza, Università della Campania Luigi Vanvitelli
Angelo Scala - Professore ordinario di Diritto Processuale Civile, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Napoli Federico II
Carlo Venditti - Professore ordinario di Diritto Civile, Dipartimento di Giurisprudenza, Università della Campania Luigi Vanvitelli

I sottoscritti esperti di diritto (avvocati, magistrati, notai e professori universitari dell’area giuridica)

premesso che:

1. sono appassionati di calcio e tifosi di squadre diverse

2. le osservazioni che seguono sono generate, non dal tifo, ma dalla legittima aspirazione alla regolarità della competizione nel gioco del calcio

ritengono che:

1. è indispensabile che la cultura calcistica prenda atto della rilevanza del diritto che disciplina il gioco: la regolazione giuridica è presupposto indefettibile del gioco del calcio e dello sport in genere

2. il mondo del calcio e dello sport in genere, benché disciplinato dalle regole di un ordinamento speciale, non può ritenersi sottratto ai principi essenziali degli ordinamenti liberaldemocratici: l’ordinamento sportivo, del resto, è autonomo, non sovrano

3. in particolare, non può essere ignorato il principio di legalità, per conformarsi al quale è essenziale che venga garantito il rispetto uniforme delle regole vigenti

4. l’arbitro non fa parte del gioco, ma decide su di esso, essendo il garante del rispetto delle regole nella competizione: non è perciò legibus solutus, ma rigorosamente assoggettato alle regole del gioco, dovendo assicurare solo che vengano rispettate

5. pur nella piena consapevolezza che il diritto statale non è automaticamente estensibile al diritto sportivo, e che, quindi, non sono meccanicamente applicabili ad arbitri e VAR i principi e le norme valevoli per la P.A., tuttavia, la regola del gioco del calcio va applicata utilmente adoperando per analogia il consolidato ‘meccanismo ragionativo’ valevole per la norma che disciplina l’azione della P.A., laddove presenti la medesima morfologia di quest’ultima: del resto, la giustizia sportiva fa normalmente riferimento all’ordinamento statale, sia rispetto a fattispecie non espressamente regolate, sia in funzione ermeneutica, e in caso di contrasto fra i due conclude per la prevalenza dell’ordinamento statale

6. nei casi in cui, quindi, la regola del gioco del calcio contempli fattispecie di meri accertamenti tecnici, oppure di accertamenti tecnico-discrezionali (allorché la norma attribuisca all’arbitro uno spazio di valutazione), al fine di verificare la sussistenza di fatti qualificati come sanzionabili, la decisione dell’arbitro assunta in violazione della regola deve definirsi illegittima, e non considerata alla stregua di un semplice errore paragonabile a quello commesso da giocatori e allenatori

7. gli errori sono propri della natura umana e non sono eliminabili, ma il progresso tecnologico consente di contenerli in maniera molto rilevante

8. la VAR è stata istituita al fine di limitare i rischi derivanti dall’esclusivo affidamento ad un uomo solo: per come è disciplinata dal vigente ordinamento calcistico, il contributo della VAR è parte integrante delle decisioni dell’arbitro (una sorta di autotutela, affinché possa assumerle in modo conforme alle regole) e non costituisce sindacato di queste; essendo inevitabile depositare la verità nelle insindacabili mani dell’arbitro (anche perché la contemporaneità della decisione è consustanziale al gioco), con l’ausilio della VAR si può ridurre significativamente il numero delle decisioni illegittime

9. stando all’ordinamento calcistico vigente, tocca all’arbitro, e non al VAR, stabilire se (1) sia stato commesso un «errore chiaro ed evidente»

(1) Secondo quanto dispone il punto 2 del Protocollo, infatti, la decisione finale spetta all’arbitro, il quale «può rivedere una decisione al fine di consentire il proseguimento del gioco dopo una ipotetica infrazione», e a seguire il punto 3 prescrive che «La decisione originale assunta dall’arbitro non verrà modificata a meno che la revisione video non indichi chiaramente che c’è stato un ‘errore chiaro ed evidente’» (questa disposizione, con ogni evidenza, è rivolta all’arbitro, essendo competenza di questi la ‘revisione video’ di cui in essa si fa parola). Che al VAR spetti soltanto suggerire di effettuare la review è confermato dal punto 4, giusta il quale «Solo l’arbitro può decidere di intraprendere una ‘revisione’», ed «il VAR (e gli altri ufficiali di gara) possono solo suggerire all’arbitro di rivedere l’episodio»: tanto è vero che, come espressamente recita il punto 5, «La decisione finale viene sempre presa dall’arbitro, sia sulla base delle informazioni del VAR, sia dopo che l’arbitro abbia intrapreso una ‘revisione sul campo’». I margini dello spazio di soggettività valutativa riconosciuto all’arbitro, pertanto, restano determinati dalla norma regolamentare da applicarsi (in via prevalente, la famosa Regola 12), e non dal Protocollo VAR.

10. anche così com’è nel testo vigente, quindi, il Protocollo VAR ben potrebbe favorire un maggior rispetto del Regolamento, e dovrebbe essere applicato in tal senso: non è dunque corretto ritenere che il Protocollo consenta al VAR di suggerire di rivedere un episodio soltanto laddove l’arbitro non abbia visto il contatto, la norma non impedendogli affatto di suggerire di rivederlo anche nel caso in cui il contatto, pur visto dall’arbitro, appare non correttamente valutato; insomma, è vero che, al fine della sua qualificazione come fallo, la entità di un contatto (e non se ci sia stato o meno) è oggetto della valutazione dell’arbitro, ma, stando al Protocollo, l’arbitro non si deve ‘ingessare’ sul giudizio che ha maturato sul campo, la disciplina non impedendo affatto al VAR di segnalargli la opportunità di rivedere un contatto allo scopo di meglio stabilirne l’entità (naturalmente, sarà poi l’arbitro a decidere se si sia trattato di «errore chiaro ed evidente»)

Tutto ciò premesso e ritenuto, e considerato che il calcio coinvolge la passione di larghissima parte degli italiani e incide su interessi sociali ed economici rilevantissimi, muovendo enormi quantità di danaro, allo scopo di far riacquisire alla competizione credibilità e di riconquistare così la piena fiducia della gente, nella convinzione che tutti devono impegnarsi per migliorare le modalità di applicazione delle regole vigenti, e per riformare quelle che possono essere utilmente riviste, in particolare le regole VAR (in maniera tale da renderne l’uso più efficace ed invariabile)

chiedono al Presidente della F.I.G.C. di assumere le seguenti misure di buon senso:

A) al fine di migliorare le modalità di applicazione delle regole vigenti, si operi in modo da:

1) assicurare agli arbitri una preparazione giuridica di base, che consenta loro di conoscere la differenza fra discrezionalità nella interpretazione della norma e discrezionalità nell’uso del potere assegnato dalla norma, e la differenza fra attività di mero accertamento tecnico e attività di discrezionalità tecnica, visto che le regole del gioco ne presentano un gran numero

2) rendere chiare le responsabilità dell’arbitro che assume decisioni illegittime (anche in considerazione della recente affermazione della Corte di Cassazione a sezioni unite, secondo cui l’arbitro esercita «un’attività avente connotazioni e finalità pubblicistiche»), e trasparenti le modalità di irrogazione delle relative sanzioni (ad esempio, la sospensione temporanea o definitiva dall’attività)

3) considerato che la modifica del testo normativo originario non ha affatto ridotto il suo margine di azione, indirizzare il VAR nel senso di suggerire sempre all’arbitro di rivedere a schermo gli episodi dubbi (perché non rilevati o non valutati correttamente), spettando comunque esclusivamente a quest’ultimo la interpretazione/valutazione definitiva del fatto e la eventuale conseguente modifica della sua decisione

B) al fine di emendare, migliorandole, le regole vigenti, si operi in modo da:

1) garantire all’interno della Federazione il principio di separazione delle funzioni, rendendo l’AIA indipendente dagli organi deliberativi

2) garantire il principio di separazione delle funzioni, anche assicurando la indipendenza della giustizia sportiva dagli organi deliberativi della Federazione

3) delimitare il non eliminabile spazio discrezionale degli arbitri con regole e criteri di condotta, in modo tale da rendere più omogeneo e prevedibile il loro modo di decidere, così da assicurare uno svolgimento regolare delle gare

4) modificare il Protocollo VAR così da ridurre i margini della sua ‘interpretabilità’, e quindi a) disciplinare meno restrittivamente le fattispecie astratte per le quali è possibile l’uso della VAR (non solo le ipotesi attualmente previste, aggiungendo, ad esempio, il caso del doppio giallo a quello del rosso diretto); e b) distinguere in maniera meno equivocabile i casi di mero accertamento tecnico (per i quali il VAR decide a prescindere dall’arbitro) ed i casi di discrezionalità tecnica (per i quali il VAR deve richiamare l’arbitro a rivedere l’azione)

5) rendere la utilizzazione della VAR del tutto trasparente, disponendo che il pubblico possa in tempo reale, per un verso, vedere le immagini delle quali dispone il VAR, e, per altro verso, ascoltare cosa si dicono l’arbitro ed il VAR (com’è nel rugby)

6) disporre che il ricorso alla VAR possa essere invocato come se fosse, sia pur in parte, un rimedio di tipo giustiziale in simultanea (l’unico possibile, data la indispensabile contemporaneità della decisione, che è consustanziale allo svolgimento del gioco), rendendolo disponibile, in numero limitato, alla richiesta delle squadre (com’è nel volley), ad esempio consentendo che possano richiederlo, 2volte a testa, gli allenatori o i capitani

7) estendere al calcio la regola del tempo di gioco effettivo (in uso nel basket), così da superare la preoccupazione per le perdite di tempo generate dalle eventuali interruzioni causate dalla review delle azioni dubbie.

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